Sedazione cosciente

Consente al paziente di stare sulla poltrona odontoiatrica con la stessa tranquillità con cui starebbe sulla sua poltrona preferita.

Consiste nella somministrazione per via endovenosa di quantità piccolissime di farmaci che attenuano le risposte emotive, non sempre facili da controllare, che si manifestano durante la seduta odontoiatrica.

Oltre a questo stato di benessere che i pazienti apprezzano moltissimo, la sedazione cosciente determina una grande stabilità della pressione arteriosa che rende molto più agevole il lavoro del chirurgo e meno intensi gli effetti post-operatori.

Il controllo della pressione ed il monitoraggio continuo delle funzioni vitali aggiungono un elevato fattore di sicurezza per i pazienti portatori di patologie complesse e consentono un’agevole esecuzione delle cure odontoiatriche anche ai pazienti affetti da crisi di panico e da reazioni involontarie non controllabili.

La sedazione cosciente per via endovenosa

Il primo scopo della sedazione cosciente è la riduzione, fino alla scomparsa, del disagio del paziente, il secondo è consentire all’operatore di lavorare in condizioni di maggiore serenità e di poter concentrare in una sola seduta più procedure chirurgiche pianificate.

Il disagio del paziente può derivare da ricordi di esperienze negative precedenti quali:
dolore, conati di vomito, difficoltà a respirare, palpitazioni, svenimenti, reazioni allergiche oppure da fobie, il senso di costrizione del faringe dopo l’anestesia locale (ad esempio, anestesia tronculare), reazioni claustrofobiche, paura del buio alla copertura degli occhi oppure timori legati alla concomitanza di patologie gravi di cui il paziente è portatore e delle terapie complesse che queste comportano.

Tutti questi elementi negativi, spesso privi di una base organica (ma non per questo meno terrorizzanti), vengono certamente ingigantiti dallo stato di ansia e rappresentano le molle, che, non appena raggiungono il carico critico scatenano l’attacco di panico.

Il colloquio con l’anestesista che eseguirà la sedazione cosciente non è solo il momento di conoscenza di questi aspetti del paziente, ma è anche un’occasione per rassicurarlo, entrare in sintonia con lui, conquistare la sua fiducia, facendogli capire che le sue paure non sono considerate sciocchezze di cui ridere, ma un problema che si potrà risolvere insieme.

Nel nostro team la decisione di applicare la sedazione cosciente per via endovenosa durante i trattamenti odontoiatrici ambulatoriali risale al 1996, quando ci ponemmo l’obiettivo di trovare una soluzione per quei soggetti che avevano manifestato crisi di panico di tale intensità da provocare la rinuncia al trattamento.

Per garantire il miglior compromesso tra la sedazione ed il mantenimento della capacità di collaborazione, abbiamo scelto di usare le benzodiazepine a dosaggi estremamente bassi, sfruttando perciò maggiormente l’azione ansiolitica rispetto a quella ipnotica.
L’uso delle benzodiazepine a microboli per via endovenosa permette di modulare in modo molto preciso la risposta del paziente, ottenendo in pochi minuti il livello desiderato di sedazione cosciente.

Oltre a ridurre l’ansia e l’eccesso di stato di allerta usiamo farmaci che servono a bloccare il riflesso del vomito e l’eccesso di salivazione che molto spesso sono fonte di disagio sia per il paziente che per l’operatore.

L’anestesista (previa esclusione di problemi di tipo allergico del paziente) somministra farmaci analgesici ed antinfiammatori con lo scopo di ridurre la risposta flogistica dei tessuti esposti al trauma chirurgico e di prevenire l’insorgenza del dolore postoperatorio quando scompare l’azione della anestesia locale.
A completamento del protocollo farmacologico, ricordiamo la somministrazione (sempre dopo una verifica anamnestica) di una copertura antibiotica perioperatoria.

Durante l’intervento il paziente è controllato sia con il monitoraggio (che fornisce in tempo reale elettrocardiogramma, pressione, ossigenazione) sia verbalmente, attraverso un contatto tra paziente e anestesista.
Questo ci permette di verificare costantemente il grado di benessere del paziente e la sua capacità di collaborare col chirurgo e a partire da queste informazioni, l’anestesista mantiene l’equilibrio attraverso le correzioni farmacologiche necessarie.

La metodica appena descritta consente di realizzare una prestazione sanitaria squisitamente su misura per la persona-paziente con lo scopo di garantire una esperienza senza dolore e senza disagio fisico e psichico, in altre parole semplici e chiare, sulla poltrona del dentista il paziente non deve stare buono, deve stare bene.

Abbiamo utilizzato questa metodica di sedazione cosciente in soggetti con un ventaglio di età compreso tra 8 e 88 anni.
Nei primi anni di esperienza (1996-1997), abbiamo trattato esclusivamente soggetti affetti da attacchi di panico ed abbiamo raggiunto l’obiettivo di realizzare le cure programmate nella totalità dei casi affrontati.
Successivamente, abbiamo esteso l’indicazione della sedazione anche a pazienti con profilo di rischio elevato.

L’ampliamento delle indicazioni della sedazione cosciente è stato determinato anche dall’evidenza dei vantaggi offerti al chirurgo durante l’intervento, che consistono:
nella riduzione del sanguinamento, della salivazione, della riflettività del cavo orale, e della insofferenza causata dalla presenza di liquidi nel faringe.

Oltre ad un evidente e gradito stato di benessere che accompagna il paziente per tutto l’intervento, si è verificata una nettissima riduzione delle complicanze postoperatorie come l’edema, gli ematomi, le deiscenze della sutura e l’incidenza del dolore.
Grazie a questa metodica, nel corso dell’ultimo decennio, si sono potuti affrontare con tranquillità interventi di complessità e durata crescenti, l’esperienza ci ha dimostrato che si può protrarre la sedazione cosciente, senza alcun problema, ben oltre le 4 ore.

Infine, va sottolineato che la presenza dell’anestesista rianimatore, realizza un elevato grado di sicurezza attiva per il paziente durante tutta la procedura chirurgica endorale ed è una presenza confortante per gli operatori, che devono agire sempre più spesso su pazienti portatori di patologie tutt’altro che banali.

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